"settanta"

Roma e il Lazio 44.14   

          

Roma 4 gennaio 1944 - la deportazione dimenticata

Dopo l’8 settembre, a Roma occupata dai nazisti, iniziano numerosi rastrellamenti e arresti fra i conosciuti al Casellario Politico Centrale. Nella settimana di Natale e fino ai primi giorni del gennaio 1944 verranno portate e detenute a Regina Coeli, da agenti della pubblica sicurezza italiana, circa 800 persone senza aver commesso alcun reato.
La questura di Roma su ordine del Ministro degli Interni della RSI gestisce tutta l’operazione.


Il 4 gennaio 1944 si forma un treno gestito totalmente dalla polizia italiana che accompagna i deportati fino a Mauthausen attraverso un viaggio di 9 giorni compresa una sosta a Dachau di circa 2 giorni.
Sul treno ci sono 300 deportati. Alla stazione Tiburtina fuggono alcuni uomini, fra le 20 e le 30 persone. Alle 5 del pomeriggio, i tedeschi fanno deportare 16 uomini dal 3 braccio (tutti i minorenni e alcuni uomini fra cui i due nipoti di Badoglio). Il treno parte con solo 292 persone ed a San Giovanni Persiceto ne scappano altri. Complessivamente di 326 deportati, tra le fughe e rimpiazzi, arriveranno a Mauthausen solo 257 uomini; di questi dopo due inverni di deportazione vedranno la fine della guerra solo 59 uomini. Alcuni di questi sopravvissuti moriranno subito dopo il ritorno in Italia.
Il treno è composto da ragazzi, giovani uomini, soldati del sud sbandati dopo l’8 settembre e bloccati a Roma dal fronte di Cassino, 13 ragazzi di religione ebraica sopravissuti alla razzia del 16 ottobre e circa 70 militanti antifascisti vari (anarchici, comunisti, socialisti, liberali e antifascisti), questi ultimi segnalati dall’OVRA nel CPC.

Subito dopo la partenza del convoglio parte la notizia verso tutte le province della RSI su come applicare questo tipo di deportazioni prendendo esempio dal “prototipo” del 4 gennaio 1944 a Roma.

Lettera di Filippo D’Agostino alla moglie Rita Maieroti, lettera recapitata come molte altre dagli agenti di scorta al convoglio alle famiglie, in cambio di tessere annonarie e regalie.
Sono nove giorni che siamo sballottati da un punto all’altro viaggiando nelle condizioni più pietose, per raggiungere, forse, Mauthausen. Partiti da Roma martedì, abbiamo fatto tre giornate di treno, con lunghe soste notturne nei binari morti. Disastrosa la sosta nel Brennero, dove con clima artico si era costretti a stare seduti per terra, ammucchiati nei carri bestiame, gelidi, e dove alcuni compagni ebbero sensazione di congelamento.
Arrivammo alle 7 di sera a Dakau presso Monaco di Baviera, e incolonnati, con un suolo gelato, dovemmo fare ancora una marcia di otto chilometri (Dakau, triste campo di internamento, è famoso per la campagna giornalistica contro i metodi di sevizie ivi usati). Tre giorni di sosta, alloggiati nel salone dei bagni, dove ci si sdraiava per terra, ma non ci si poteva neppure distendere.
La prima sera i guardiani cercarono di terrorizzarci con urli e minacce, chiamandoci ladri e sporchi, e minacciandoci di farci passare la notte, nudi, nel cortile esterno. Schiaffi, calci, scudisciate per un nonnulla.
Dopo l’undici, abbiamo ricominciato l’odissea verso ignota destinazione. Durante la nostra sosta a Dakau, sono giunti una sera una quindicina di italiani che venivano da altri campi: scheletriti, affamati, alcuni in barella; scena sottoposta ai nostri occhi per scoraggiarci. Ma il nostro morale è sempre alto e la certezza del ritorno sicura.
Nella prima notte di viaggio scapparono 55 internati. Io sono insieme con Nuccitelli, Forti, Bologna ed altri 23 nostri, tra cui Clementi. Ci portano altrove: te lo diranno a voce. Sto benissimo. Coraggio, conservati sana, perché dobbiamo superare questa grande prova. Ad Anna e Nando chiedo la massima serietà, e ti tengano la migliore compagnia.
Pare che non ci sia consentito scrivere, ma ho fede di ritornare, perché ho la coscienza a posto e la volontà di vivere.
Ti bacio affettuosamente coi bambini. Tutti i miei saluti cari agli amici, che, sono sicuro, non ti abbandoneranno
”.

Dopo la morte di  Remo Comanducci, oggi sono ancora in vita Mario Limentani giovane ebreo e Antonio Fragapane ex paracadutista.
 

col patrocinio

                                  


I testimoni

 

                       

                              Mario Limentani - 1923             Remo Comanducci - 1926                       

 

        

 


Roma  4 gennaio 1944
 

         

 


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