il diario

 

27 gennaio 2014 - Roma

La prima volta ad Auschwitz-Birkenau, non ho trovato parole, tutte le possibili parole sono state dette. Ho cercato silenzio in questo posto dove tutti riescono al massimo a bisbigliare, come in un cimitero. Solo che pensarlo cimitero è riduttivo. Ci sono da qualche parte, forse dappertutto, le ceneri dei corpi ma non è, come per i cimiteri, il luogo dove si accoglie la morte, è il luogo dove la morte veniva data. Davanti ai resti del crematorio, ho sentito odore di gomma bruciata, forse veniva da qualcuna delle aziende agricole nei dintorni... ma.. Un amico mi ha detto che lui sentiva odore di disinfettante... Credo che questi odori fossero solo nella nostra mente. Poi ho visto che qualcuna delle baracche era aperta, ho lasciato il gruppo e sono entrata da sola, a misurare con il corpo lo spazio e il buio. Non c'è film che possa raccontare quanto poco spazio e quanto buio. E poi ancora ho spento la radio-cuffia dove arrivavano i racconti dei sopravvissuti, racconti che conoscevo, e me ne sono andata in giro: avevo bisogno di provare paura. E non me ne volevo andare via.

Sono tornata l'anno dopo e stavolta come coordinatrice e autrice dei servizi multimediali del "Viaggio delle voci presenti". Varcata la porta di Birkenau ho capito che era bastata solo una volta e il campo mi era diventato familiare. Pazzesco. Familiare un posto come Birkenau...

Questa credo sia una delle foto più "belle" che ho scattato nella mia vita.


21 gennaio 2014 - Anzio

Caro diario, sono tante le cose che avrei da scrivere su questa incredibile esperienza di videointerviste per la memoria. Per il momento colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente chi mi ha coinvolto in questa avventura, Angela Cannizzaro, dalla quale ho imparato moltissimo, soprattutto ad emozionarmi ogni volta come se fosse la prima volta mentre ho di fronte a me persone che raccontano di se'. Per le videointerviste fatte ad Anzio e Nettuno non posso non ringraziare il Presidente del Museo dello Sbarco di Anzio Patrizio Colantuono, che ha una grande sensibilità per tutto ciò che è la Storia del Territorio dell'Antica Antium".
                                                                                                                     Simona Macerollo


21 gennaio 2014 

Banca della Memoria - Roma  il Lazio: l’avventura continua.

Si ricomincia dopo una pausa lunga. E stilando la lista delle scuole che in questi anni hanno fatto il progetto Banca della Memoria, mi sono venute in mente tanti ragazzi e insegnanti, tanti luoghi, tante situazioni.
Ogni prima volta che andavo in un posto era un scoperta, un viaggio avventuroso: Civitavecchia, Anzio, Tivoli, Pomezia, Maccarese, Colleferro...Ma anche Tor Bella Monaca, Casal Palocco, Acilia, Fiumicino...
E i ragazzi… quanti ne avrò incontrati in quattro anni? Decine e decine.
Con loro ho imparato che non si può che essere dalla loro parte. Non solo perché sono il futuro. Soprattutto perché un 15/16enne non può essere responsabile del proprio del proprio disincanto, del proprio cinismo, della propria voglia di fare. A quell’età, e io mi ricordo come era, anzi ringrazio i ragazzi di costringermi a ricordare com’ero alla loro età; a quell’età la famiglia non è più il solo modello di riferimento ma fa irruzione il mondo, se non l’ha già fatto già da un paio d’anni. E il mondo per i nostri ragazzi, il modello proposto, è stato per decenni quello del Grande Fratello, quello del denaro e del successo ottenuti in fretta e facilmente se sei bello e spregiudicato. Davanti a questo, perchè un 16enne dovrebbe leggere avidamente Emmanuel Kant?
In questo senso, che ci siano tanti ragazzi che fanno un progetto come il nostro (magari anche obtorto collo ma poi le interviste le fanno e le montano) mi sembra meraviglioso.
Questi ragazzi, per citare “Mignon è partita” forse diventeranno uomini meravigliosi, ricchi di sensibilità e poesia e senso della tolleranza e della giustizia.

Grazie di cuore a tutti quelli che il progetto lo hanno fatto e lo faranno, grazie a quelli che lo hanno voluto: Nicola Zingaretti, prima presidente della Provincia di Roma e adesso governatore del Lazio e grazie a tutto il suo staff.

                                                                                                                                       Angela

 

 


 

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